Vicky e il tesoro degli dei

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Questo film del 2011 costituisce il sequel di Vicky il Vichingo – il film e narra le nuove avventure di Vicky il Vichingo (Jonas Haemmerle) e della gente di Flake, capitanata da Halvar (Waldemar Cobus), ossia il padre di Vicky.
La vicenda si apre con Vicky al seguito di Halvar e della sua ciurma in un bosco prima di una razzia ai danni di un gruppo di soldati addormentati in una radura di tale bosco.
Halvar manda in avanscoperta Vicky in tale radura, ma, giunto lì, Vicky è fatto prigioniero e posto su un carro insieme ad altri prigionieri provenienti dalla Groenlandia già collocati in tale carro.
I cavalli del carro, privo di conducente, sono lanciati al galoppo per mano di Svenja (Valeria Eisenbart), una ragazzina dai capelli scomposti ed arruffati che, come si vedrà, si rivelerà essere la figlia di Sven il Terribile (Guenther Kaufmann).
Vinto l’iniziale disappunto, Vicky riesce a ridare la libertà alle persone presenti sul carro, in quanto, con l’aiuto di un arpione, riesce, prima, a sganciare il carro dal perno che legava esso ai cavalli e, poi, ad aprire le sbarre di legno che il carro aveva per rinchiudere i suddetti prigionieri. I prigionieri ringraziano Vicky e poi si danno alla fuga.
Intanto, Halvar sopraggiunge in quel luogo e brontolando riporta Vicky alla nave.
Così tutti gli uomini di Flake tornano al villaggio a mani vuote perchè, pur avendo sconfitto i soldati di quella radura, non hanno trovato un bottino perchè Sven il Terribile aveva già portato via ogni cosa contenuta nei forzieri che i soldati di cui sopra difendevano.
Anche Svenja, nascosta in un barile sulla nave di Halvar, raggiunge Flake e, qui, ella diviene la schiava di Halvar e della sua famigliola. In tale veste ella narcotizza le bevande usate dalla gente di Flake in occasione di una riunione conviviale di tutto il villaggio successiva al ritorno di Vicky, di Halvar e della ciurma di quest’ultimo.
Svegliatisi dal torpore così indotto, gli abitanti di Flake s’accorgono che Halvar è scomparso.

Le persone acclamano Vicky come capo per le attività necessarie a ritrovare Halvar e, dopo aver concluso i preparativi della spedizione, salpano da Flake per andare a liberare Halvar che risulta essere stato rapito da Sven il Terribile.

Il viaggio verso il castello di Sven il Terribile non è dei più agevoli perchè costellato di insidie e di inconvenienti: la ciurma al comando di Vicky – prima di giungere a destinazione – approda nell’isola delle Walkirie: qui essi scampano da un’esecuzione capitale perchè le Walkirie vogliono evitare che Sven il Terribile s’impossessi del tesoro degli dei, ossia del Martello del dio Thor.

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Dopo varie peripezie, la nave con la gente di Flake raggiunge il castello di Sven il Terribile e, lì, Vicky ed i suoi uomini sono imprigionati nella stessa cella ove è segregato Halvar.
In quest’occasione, Svenja, già diventata membro dell’equipaggio nella nave di Vicky, si manifesta essere la figlia di Sven il Terribile.
Vicky riesce a scappare dalla prigione e, notte tempo, s’impadronisce della chiave della cella in cui sono rinchiusi Halvar e la sua ciurma ed il talismano di Halvar che, in base ad un libricino che Vicky aveva rinvenuto nel carro ove era stato rinchiuso con i prigionieri provenienti dalla Groenlandia, serviva come chiave d’accesso al Palazzo del Ghiaccio – sito, appunto, in Groenlandia – ove è custodito il tesoro degli dei, ossia il Martello del dio Thor.
Liberato il padre e la sua ciurma, Vicky raggiunge con essi la propria nave e si dirige alla volta della Groenlandia per accedere al Palazzo del Ghiaccio e per fare proprio il tesoro degli dei.
Sven il Terribile con il suo equipaggio dà prima filo da torcere a Halvar ed ai suoi e poi raggiunge per primo il Palazzo del Ghiaccio. Quindi anche la nave con gli uomini di Flake raggiunge il Palazzo del Ghiaccio e, così, le due ciurme iniziano a contendersi al fine di stabilire chi delle due debba accedere ed aspirare il tesoro degli dei.
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Una volta che è stato individuato il Martello di Thor, Sven il Terribile si scontra con Halvar e Vicky si contrappone a Svenja: alla fine, il Martello di Thor viene lanciato nel vuoto, quindi, Vicky salva la vita a Svenja e lo stesso fa Halvar con Sven il Terribile.
Il film si conclude con lo scambio che Vicky stipula con Yogi (Hoang Dang Vu), il proprietario del suindicato libricino, e che prevede la consegna, a titolo di schiavi, della ciurma di Sven il Terribile contro un carico di merci a fare della ciurma di Halvar.
Infine, Vicky restituisce il libricino a Yogi e, nel viaggio di ritorno verso Flake, riceve i complimenti di Halvar che si dichiara fiero di averlo come figlio.

 

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Vicky il Vichingo – Il film

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 Questo film del 2009 narra le avventure di Vicky (Jonas Haemmerle), bambino vichingo dai capelli rossi, figlio di Halvar (Waldemar Cobus) capotribù di Flake, ameno villaggio dell’estremo nord affacciato su un fiordo del Mare del Nord.La scena si svolge nel lontano 1059 e vede Halvar, il guerriero più coraggioso del mondo, con la vana attesa di vedere il figlio Vicky esattamente come lui: forte, attaccabrighe e pronto a saccheggiare e distruggere i villaggi altrui a capo della sua ciurma.

Dal canto suo, Vicky è deliberatamente diverso dal padre perché riesce a sopperire la sua scarsa forza fisica con un’acuta intelligenza ed un’astuzia brillante e, come si vedrà, il piccolo riuscirà a farsi accettare al padre (caratterizzato da un passato molto meno eroico di quanto lui non riveli).

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La vicenda si apre mostrando le vicende della comunità vichinga del villaggio di Flake che vede il ritorno a casa dei guerrieri a bordo del drakkar comandato da Halvar dopo l’ennesima razzia nei paesi vicini.

Dopo i festeggiamenti legati al loro ritorno Halvar indìce la tradizionale festa della bandiera in cui egli e Vicky dovranno gareggiare l’uno contro l’altro per dimostrare a tutta la popolazione del villaggio che Vicky è all’altezza del suo essere figlio del capotribù: se riesce nella prova Vicky potrà ottenere per sé un elmo e ciò sancirà il suo essere diventato un guerriero vichingo a tutti gli effetti al pari dei componenti della ciurma del drakkar paterno.

La festa della bandiera consiste nello spostare alcuni piccoli massi di pietra da un luogo in cui sono accatastati ad un altro contrassegnato da un’asta su cui è affissa, appunto, una bandiera.

Puntando sulla sua enorme forza fisica, Halvar solleva le pietre e le porta nel luogo ove è posta tale bandiera. Vicky, invece, privo della forza fisica del padre, sfrutta il suo ingegno, legando un bue ad un albero trasformato in catapulta con cui lanciare i sassi fino al luogo contrassegnato dalla bandiera: così, con questo saggio d’intelligenza, egli riesce a spostare i sassi fino a collocarli nel luogo stabilito.

Quindi, Vicky riesce ad ottenere il suo elmo anche se Halvar ha qualcosa da obiettare circa le modalità con cui Vicky ha condotto la prova.

Vicky, comunque, riprende la vita di sempre al fianco di Ilvy (Mercedes Jaeda Diaz), un’amica quasi una fidanzatina, la quale – un giorno – aveva espresso il desiderio di poter volare come gli uccelli del cielo. A tal proposito riesce a costruire una specie di aquilone con il quale egli riesce a sollevarsi da terra fino a prendere il volo.

Da quell’altezza, Vicky scorge all’orizzonte una nave minacciosa che si sta dirigendo via mare verso il villaggio di Flake, ma non riesce a dare l’allarme perché, dal punto in cui si trova, la sua voce non riesce a giungere alle orecchie della sentinella: analogamente, Ilvy non ha modo di avvertire la cittadinanza al villaggio perché non riesce a suonare il corno della sentinella stessa.

Così la ciurma di questa nave, con indosso delle maschere cinesi da teatro, approdano a Flake e rapiscono tutti i bambini del villaggio per portarli a Sven il Terribile (Guenther Kaufmann) perché quest’ultimo ha intenzione di trafugare il tesoro nascosto nella torre di Tulla, ove è presente un corno magico (forgiato da un troll) che se suonato da un bambino sincero dà modo di entrare in possesso del tesoro di cui sopra.

Gli abitanti di Flake non riescono ad opporsi al rapimento dei propri figli perché stanno smaltendo i postumi dei festeggiamenti dell’ultima scorreria di Halvar e della sua ciurma, ma – appena riavuti – lo stesso Halvar indìce una spedizione alla ricerca dei bambini rapiti ed a questa si unisce anche Vicky perché desideroso di liberare Ilvy.

Vicky, così, si nasconde nella botte del pesce essiccato e la sua presenza permane segreta fin quando non viene scoperto da un membro della ciurma del drakkar di Halvar. Quest’ultimo mugugna un po’ quando si accorge della presenza del figlio a bordo, ma non si scompone e la navigazione di tale nave procede spedita e serena fin quando la sentinella di bordo scorge due drakkar dall’aria ostile che risultano essere di Sven il Terribile.

Consigliato da Vicky e dai suoi uomini, Halvar decide di far nascondere la sua nave in una zona del mare caratterizzata da una fitta nebbia allo scopo di sfuggire a tali drakkar. In quest’ambito, la nave di Halvar incrocia il relitto di un’altra nave e manda in avanscoperta la sua ciurma.

Vicky segue gli uomini del padre perché desideroso di salvare Ilvy, ma, alla fine delle operazioni, egli finisce per rimanere chiuso in un baule senza che la ciurma del drakkar paterno si accorga dell’accaduto.

La nave di Halvar prosegue, quindi, il suo cammino, dopo che il relitto dell’altra nave – in seguito a dei fuochi d’artificio – affonda e, così, il baule che conteneva Vicky finisce in mare.

Tale baule è recuperato da una delle navi di Sven il Terribile e Vicky è fatto prigioniero, ma la sua prigionia dura poco perché egli riesce a fuggire e a tornare rocambolescamente sul drakkar del padre. Qui, nel frattempo, da un altro baule portato sulla nave di Halvar appare una ragazza cinese di nome Lee Fu (Ankie Bielke) scampata dall’arrembaggio delle navi di Sven il Terribile ai danni del relitto di cui sopra.

Dai racconti di Lee Fu si scopre che quest’ultima nave trasportava persone ed attrezzature del Circo nazionale cinese e da questa gli uomini di Sven il Terribile avevano rubato le maschere di scena usate in occasione del suddetto rapimento dei bambini di Flake.

Tornando alla vicenda si scopre che Sven il Terribile vuole usare i bambini rapiti per far suonare il corno presente nella torre di Tulla e Lee Fu guida la nave di Halvar nella ricerca di tali bambini e s’adopera per farla giungere a Tulla in anticipo rispetto a Sven il Terribile.

Sven e la sua ciurma arrivano a Tulla e portano con sé i bambini rapiti fino alla sommità della torre per raggiungere il suo scopo: trovare un bimbo sincero adatto a suonare il corno presente nella torre medesima.

Intanto – mentre gli uomini di Sven il Terribile e quelli di Halvar combattono tra loro – Ilvy riesce a suonare il corno e questo porta alla luce il tesoro cercato nella forma di una moneta d’oro istoriata e cesellata e, poi, Vicky riesce a liberare i bambini di Flake e gli fa raggiungere sulla nave mediante un’altra sua idea favolosa.

In un secondo momento anche Halvar – vincitore nel duello con Sven il Terribile – fa ritorno sulla sua nave, insieme al suo equipaggio e, così, la gente di Flake sfugge agli antagonisti per merito di un’altra idea brillante di Vicky.

Tornati sani e salvi al villaggio, Ilvy, in quanto depositaria del tesoro rinvenuto nella torre di Tulla, dona la moneta d’oro a Lee Fu così che ella possa pagare i debiti verso il fisco che erano stati la causa della prigionia dei genitori di quest’ultima.

Il film si conclude con l’apprezzamento ed il riconoscimento delle doti di Vicky, il quale – nella presente avventura – ha saputo dare prova di valore e ha saputo dimostrare al padre ed a tutta la tribù di sapere il fatto suo.

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Ispirato ai racconti dello scrittore svedese Runer Jonsson, Vicky il Vichingo – Il film è considerato dalla critica una piccola gemma della produzione europea indipendente e già record di incassi al botteghino: il lungometraggio è sufficientemente fedele ai cartoni animati nel 1974 apparsi in televisione così da non deludere le aspettative dei giovanissimi fan ed il protagonista, chioma rossa ed elmetto nordico compresi, conserva lo spirito del personaggio a fumetti (inoltre, anche i ruoli di contorno restano riconoscibili).

Rispetto al cartoon, il film – presentato al Roma Fiction Fest del 2014 – per lo più pone l’accento sull’incomprensione fra padre e figlio che si esplica nella difficoltà per Halvar di accettare Vicky per quello che è.

Per il resto l’ambientazione e le caratterizzazioni sono quelle tipiche dei film per ragazzi (botte clamorose, personaggi demenziali, bambini onnipotenti, amicizie per la pelle e incomprensioni generazionali) anche se, dietro il tono allegro, impegnativa è la riflessione su ciò che fa di un maschio un vero uomo, ossia una virilità degna appunto da Medioevo, o la capacità di riflettere e agire con coraggio, lungimiranza e prudenza.

Minions

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Minions è un film a cartoni animati del 2015 che vede come protagonisti i minions, personaggi creati da Sergio Pablos e che rappresenta uno spin-off/prequel dei film Cattivissimo me, Cattivissimo me 2 e Cattivissimo me 3.

I minions sono esistiti fin dall’alba dei tempi: essi hanno come unico scopo della loro esistenza quello di servire il padrone più cattivissimo al mondo.

Evoluti da organismi unicellulari, i minions sbarcano sulla terraferma e si fanno assumere da un T-Rex, che – nel prendere una banana – fanno, accidentalmente, scivolare su un masso e cadere in un vulcano. Dopo, essi si mettono al servizio di un uomo delle caverne, ma, sostituendo la sua clava con un acchiappamosche, lasciano il povero cavernicolo indifeso in balia di un orso delle caverne.

Combinano altri disastri in Egitto (ove, con una piramide, schiacciano per sbaglio il faraone), in Transilvania (ove provocano l’incenerimento del conte Dracula) e, quindi, centrano Napoleone con una cannonata.

Decidono così di isolarsi dal mondo e cominciare una nuova vita nell’Artide: all’inizio, tale vita da eremiti sembra perfetta, ma ben presto lamentano la mancanza di un padrone da servire cosa che fa mancare loro una ragione di vita e che li fa morire dalla noia.

Qualche tempo prima del 1968 il minion Kevin decide di partire alla ricerca di un nuovo padrone insieme al giovane Stuart (un minion appassionato di chitarre, unitosi alla missione senza inizialmente averne compreso lo scopo) e al piccolo Bob (il minion dal comportamento più infantile, scelto perché nessun altro voleva unirsi a Kevin).

Così, Kevin e gli altri due minions partono per un lungo viaggio che li porta a New York City.

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Rimasti accidentalmente chiusi in un centro commerciale i tre scoprono l’esistenza di Expo-Cattivi a Orlando, un raduno di criminali nel quale si riuniscono i più grandi supercattivi del mondo, tra cui l’elegante ed infida Scarlett Sterminator.

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Arrivati al raduno, Kevin, Stuart e Bob scoprono che Scarlett sta cercando dei nuovi aiutanti e ne diventano gli scagnozzi, dopo aver superato fortunosamente la sfida proposta da costei.

Nel frattempo, gli altri minions rimasti nell’Artide iniziano a lavorare per alcuni yeti ma, dopo averne ucciso accidentalmente il capo, sono costretti a fuggire in tutta fretta e decidono di ritrovare i tre compagni in missione, che ora sanno essere in Inghilterra.

Scarlett Sterminator affida ai minions l’importante missione di rubare la corona della regina d’Inghilterra così da realizzare il suo sogno di diventare una principessa “amata da tutti” e, con l’intervento del marito – Herb Sterminator – li rifornisce di armi innovative e tecnologiche per portare a termine il loro compito.

Giunti a Londra, i tre riescono quasi a entrare in possesso della corona della Regina, ma vengono fermati dalle forze dell’ordine: in quest’occasione, Bob – messo alle strette – incappa, in un parco, nella spada Excalibur – la mitica spada nella roccia – e, riuscendo a estrarla, viene immediatamente riconosciuto come il nuovo re d’Inghilterra.

Avendo frainteso l’evolversi della vicenda, Scarlett Sterminator si sente tradita dai minions perché ritiene che essi si sono appropriati della sua corona: per tanto, ella cerca di ucciderli, ma Bob abdica in suo favore.

I rapporti con la supercattiva sembrano tornati ad essere normali, ma lei non riesce a perdonarli, e li rinchiude nelle segrete del palazzo a subire indicibili torture da parte di Herb Sterminator, ma l’insolita fisionomia dei minions li salva da ogni tipo di tortura.

Il giorno dell’incoronazione, Kevin, Stuart e Bob riescono a fuggire nelle fogne, intenzionati a scusarsi, ma – nell’Abbazia di Westminster –  essi interrompono accidentalmente la cerimonia di incoronazione, quasi uccidendo Scarlett Sterminator, che sguinzaglia dietro di loro ogni supercattivo ivi presente.

Durante un rocambolesco inseguimento, Stuart e Bob vengono catturati: invece, Kevin si nasconde in un pub dove trova l’ex regina Elisabetta e dove vede apparire Scarlett alla televisione, la quale intima al minion di consegnarsi pena la morte dei suoi due amici.

Inseguito dai supercattivi, Kevin torna nel laboratorio di Herb Sterminator per rifornirsi delle armi necessarie a liberare Stuart e Bob, ma, accidentalmente, finisce in un macchinario sperimentale che lo rende un gigante: tale trasformazione fa fuggire gli inseguitori.

Kevin salva Bob e Stuart mentre gli altri minions li stanno cercando a Londra: trovati tutti i loro amici, i tre minions sembrano finalmente salvi, ma la supercattiva non demorde perchè tenta, con un gigantesco missile, di sterminare tutta la tribù.

Forte delle sue gigantesche dimensioni, Kevin afferra il missile, Scarlett e Herb ed ingoia la testata, sacrificandosi così per salvare tutti i minions: il cordoglio della tribù dura poco perché essi scoprono che il loro amico – sano e salvo – è tornato alle dimensioni normali.

Elisabetta – di nuovo incoronata regina d’Inghilterra – ringrazia pubblicamente i minions. In quest’occasione Bob riceve una piccola corona per il suo orsetto e Stuart una chitarra elettrica (che avrà vita breve). Infine, la regina nomina cavaliere Kevin. Le celebrazioni durano poco, poiché Scarlett Sterminator ed il marito, creduti erroneamente morti, rubano la corona di Elisabetta e fuggono.

Tuttavia essi non fanno molta strada perchè sono bloccati dal raggio congelante del giovane Gru, il quale si appropria della corona e fugge a bordo di una motocicletta che si trasforma in astronave: in tale modo il giovane Gru si dimostra essere il nuovo possibile capo dei minions.

Scarlett Sterminator, delusa, riceve da Bob la corona ricevuta da Elisabetta perchè egli capisce quanto la supercattiva desideri realizzare il suo sogno di diventare regina.

I minions, infine, corrono via inseguendo Gru, il loro nuovo cattivissimo capo.

 

 

 

 

Cattivissimo Me

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In un ridente quartiere fuori città, circondato da steccati bianchi e cespugli di rose in fiore, si erge, su un prato desolato, una casa nera, che, all’insaputa del vicinato, nasconde il rifugio segreto del cattivissimo Gru.

Lì, in mezzo a un esercito di nanetti gialli un po’ fracassoni – i minions (in inglese tirapiedi o adulatori) – Gru, per colpa un’infanzia terribile e piena di disagi, aspira a diventare un supercattivo.

Ad aiutare Gru – oltre ai summenzionati minions – c’è il professor Nefario  geniale scienziato che contribuisce a dotare Gru di un arsenale di razzi, di armi che restringono o congelano e di veicoli in grado di combattere via terra e via aria: questa serie di aggeggi consente a Gru di compiere ogni tipo di cattiveria.

Dopo aver ricevuto la notizia del furto della piramide di Giza da parte di un altro misterioso cattivo, Gru decide di rubare la Luna e, sulla scia dell’entusiasmo per tale progetto, si reca nella misteriosa Banca dei cattivi a chiedere un prestito per portare a buon fine il suo piano, ma il credito gli è negato poiché ancora egli privo del raggio restringente con cui rimpicciolire e quindi concludere tale furto.

Poi, Gru conosce Vector, supercattivo che si rivela essere il ladro della piramide e che dispone di tecnologie più avanzate di quelle disponibili a Gru.

Gru non sa come riuscire a recuperare il raggio, finché decide di adottare tre orfanelle, che indenni entrano nella casa di Vector per vendere dei biscotti, e sfruttarle per riportare il raggio restringente nelle sue mani.

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Dopo aver adottato le tre sorelle (Margot, Edith ed Agnes), Gru si prepara a portare avanti il piano ma viene sempre più distratto dalle tre, fino a ritrovarsi nei panni di un padre amorevole, cosa che, tuttavia, non gli dispiace in quanto ormai si è affezionato alle tre piccoline.

Con il possesso del raggio restringente e dopo aver superato i problemi finanziari grazie al piccolo contributo monetario delle bambine ed alla colletta attuata tra i minions, Gru ed il professor Nefario costruiscono il razzo con cui assaltare la Luna, ma il professor Nefario – per riportare Gru alla realtà – lo costringe a restituire le bambine all’orfanotrofio.

Gru ruba la Luna ma scopre di tenere più alle bambine che a quel furto: si precipita quindi al saggio di danza che esse dovevano sostenere, ma scopre che Vector le ha rapite per  obbligarlo a scambiarle con la Luna: Gru accetta lo scambio, ma Vector si rifiuta di restituire le bimbe.

Segue, quindi, un combattimento tra Vector e Gru, a cui prende parte anche il professor Nefario a supporto di Gru, che, alla fine, riuscirà a salvare le tre bambine.

Intanto il professor Nefario scopre che gli effetti del raggio restringente hanno una durata limitata, in quanto svaniscono dopo un certo tempo in base alla massa del corpo su cui è stato utilizzato, ossia più grande è l’oggetto sottoposto ad essi più breve è il tempo del rimpicciolimento.

Infatti, poco dopo la Luna ricomincia ad ingrandirsi e riacquista le sue dimensioni originarie e Vector vi finisce intrappolato.

Una volta che nello spazio la Luna è tornata normale, Gru abbandona la carriera di cattivo, rinnovato dall’amore per le bambine, per diventare, a tempo pieno, padre adottivo delle tre bimbe, dando così un lieto fine alla vicenda.

Consapevole della simpatia di cui, abitualmente, beneficiano i bad guys (soprattutto se alla cattiveria uniscono un po’ di goffaggine) la sceneggiatura punta, dapprima, sulla malvagità del protagonista dal naso adunco (che, infine, diverrà utile nella narrazione di una fiaba) per, poi, trasformarlo in un cuore tenero.

Se inizialmente la scena è monopolizzata dalle tecnologie futuristiche dell’antro di Gru ove emerge la chiassosa iperattività dei minions (che, salvo le opportune varianti, assomigliano vagamente agli Oompa Loompa di Willy Wonka), la vicenda lascia progressivamente spazio alle dinamiche di relazione per giungere a una morale forse scontata, che può permettersi perfino di cedere al sentimento, senza mai diventare smielato.

Anche senza raggiungere le vette del capolavoro, Cattivissimo Me è il perfetto esempio di un cinema da entertainment intelligente e spiritoso che per certi versi rivela il suo debito a debitrice classici della letteratura come Il canto di Natale di Charles Dickens (se Scrooge significa spilorcio, Gru è l’abbreviazione di gruesome, ossia orrendo oppure macabro) e Le streghe di Roald Dahl (anche lì c’era un orfano e le streghe si camuffavano da persone qualunque come fa Gru).

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Gli stagisti

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Gli stagisti (The internship) è un film del 2013 diretto da Shawn Levy con protagonisti Owen Wilson e Vince Vaughn, quest’ultimo anche co-produttore e co-autore della sceneggiatura.

Il film narra la vicenda di due quarantenni venditori di orologi, Billy McMahon (Vince Vaughn) e Nick Campbell (Owen Wilson) la cui carriera è stata letteralmente stroncata dal mondo digitale: i due si ritrovano disoccupati quando, in un ristorante, un loro cliente molto facoltoso dice loro che l’azienda per cui essi lavorano ha chiuso.

Nel tentativo di dimostrare che non sono proprio da buttare, sfidano l’impossibile e riescono ad essere ammessi ad un ambito stage presso Google insieme ad una schiera di brillanti studenti universitari, ma andiamo per ordine.

Billy McMahon propone a Nick Campbell, che, nel frattempo era stato assunto nel negozio di materassi gestito dal compagno della sorella, Kevin (Will Ferrell), di tentare uno stage lavorativo per provare ad essere assunti da Google, ossia la più grande azienda che offre servizi online.

Appena arrivati alla sede dell’azienda informatica, vengono accolti da Mr Chetty (Aasif Mandvi), un loro superiore molto risoluto, e da Graham Hawtrey (Max Minghella), un giovane stagista prepotente e leccapiedi.

Vengono divisi a squadre, ma Nick Campbell e Billy McMahon vengono esclusi in quanto “vecchi”. Il giovane Lyle Spaulding (Josh Brener), un googler di ventitré anni, decide di mettersi a capo di una squadra che comprende i due quarantenni e tre giovani ventunenni: la dolce Neha Patel (Tiya Sircar), un’indiana tutto pepe, Stuart Twombly (Dylan O’Brien), un nerd, molto pessimista, fissato con il cellulare e Yo-Yo Santos (Tobit Raphael), ragazzo coreano terrorizzato dalla madre.

La prima sfida che le squadre devono compiere è decodificare un bug: in quest’ambito, Nick McMahon e Billy Campbell vengono mandati a cercare il professor Xavier, così da evitare che la squadra possa essere disturbata dai due quarantenni inesperti di linguaggio informatico. Questo espediente non riesce perché la sfida viene vinta comunque dalla squadra di Graham Hawtrey.

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La seconda sfida consiste in una partita a quidditch (un gioco che richiama al mondo di Harry Potter con la palla che si gioca a cavallo di manici di scopa e presenta  elementi in comune con sport come calcio, pallacanestro, polo, canoa polo e horseball) tra la squadra di Lyle Spaulding e quella di Graham Hawtrey, il quale, trovandosi in situazione di pareggio, barando riesce a far vincere la propria squadra.

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La terza sfida consiste nel creare un’app e riuscire a far in modo che venga scaricata da quante più persone possibile: per creare un clima migliore, Nick McMahon e Billy Campbell decidono di portare fuori i ragazzi e per sbaglio entrano in un night club, dove Neha Patel confessa loro che è vergine, pur essendo appassionata di tutto ciò che riguarda il sesso. Tutti i componenti della squadra iniziano a bere tequila e si danno alla pazza gioia fin quando essi non sono espulsi dal locale a causa di una rissa: così, costoro si ritrovano, all’alba, ad ammirare la vista del Golden Gate Bridge, dove Stuart Twombly confessa a Nick McMahon che quella è stata la migliore serata della sua vita. Così, mentre Lyle Spaulding, ubriaco, vuole mandare un sms imbarazzante a Marielena (Jessica Szohr), la maestra di ballo, a Nick McMahon viene un’idea per l’app da presentare alla prossima gara programmata.

L’app viene progettata, e gli stagisti vincono la loro prima sfida.

Nel frattempo, Nick Campbell decide di invitare a cena Dana Simms (Rose Byrne), una stacanovista googler trentenne di cui è attratto, mentre Billy McMahon si prepara alla sfida successiva: la Google Helpline. La mattina della sfida, la squadra di Lyle Spaulding esegue un lavoro eccellente, ma Billy McMahon si dimentica di effettuare il login e questo fa realizzare zero punti a tutti i membri del team.

Billy McMahon decide, così di abbandonare lo stage e se ne va, anche se Nick Campbell tenta di fermarlo.

La sfida successiva consiste nello sviluppare il settore vendite, ossia nel trovare un esercizio commerciale e convincerlo ad affiliarsi a loro, i giovani sono ben felici di ciò, avendo con loro un venditore impeccabile come Billy McMahon, che frattanto si è dato alla vendita di carrozzine a motore per anziani.

Quando i ragazzi si rendono conto che Billy McMahon se n’è andato, Nick Campbell riesce a riportarlo sui suoi passi: con Billy McMahon redivivo la squadra conclude il contratto con una piccola pizzeria in espansione e questo fa vincere loro la gara e questo li porta a farsi assumere da Google.

Gli stagisti si salutano, in quanto i giovani dovranno finire l’università prima di diventare ufficialmente googler. Neha Patel e Stuart Twombly promettono di vedersi durante quel periodo e Yo-Yo Santos riesce a tenere testa a sua madre, mentre Lyle Spaulding si fidanza con Marielena e Nick Campbell e Billy McMahon festeggiano bevendo una bottiglia di liquore.

Il bambino d’oro

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In un monastero buddista del Tibet vive il bambino d’oro (Jasmine Reate, accreditata come J.L. Reate), ossia un giovanissimo monaco buddista, che viene alla luce ogni mille generazioni: tale bambino, dotato di straordinari poteri, è capace di portare pace e armonia nel mondo.

Per tale motivo il bambino d’oro è rapito da Sardo Numspa (Charles Dance), un demone che lo vuole annientare, e da questi è condotto via dal monastero  ed imprigionato in una casa, dominata dalle forze del male, situata in una grande città della California meridionale (Los Angeles).

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In quella stessa città vive Chandler Jarrell (Eddie Murphy), investigatore privato californiano, specializzato nel recuperare bambini scomparsi, il quale sta indagando su una ragazza di nome Cheryl, il cui delitto si scoprirà essere in qualche modo collegato al rapimento del bambino d’oro.

Un giorno, infatti, Chandler Jarrell incontra una donna, la bella Kee Nang (Charlotte Lewis), la quale gli dice che, in base a un antico oracolo, egli è il prescelto a ritrovare il bambino d’oro.

Dapprima scettico, Chandler Jarrell si lascia coinvolgere nell’impresa ed inizia, insieme a costei, le indagini partendo dalla città in cui si trovano.

Sebbene Kee Nang lo guidi in ambienti, atmosfere, situazioni a lui ignote, Chandler Jarrell non fa molti progressi nella ricerca del bambino d’oro, che, dal canto suo, sa opporre ai suoi rapitori ed alle torture che essi gli destinano.

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Sardo Numpsa decide, quindi, di comparire in sogno a Chandler Jarrell e gli chiede in cambio della liberazione dell’ostaggio un pugnale sacro che si trova in un tempio tibetano; in realtà, scopo del demone è quello di ottenere il possesso di tale pugnale per uccidere il bambino d’oro e per completare, così, la sua missione infernale.

Per tale motivo Chandler Jarrell e Kee Nang devono recarsi in Tibet a rinvenire tale pugnale: all’inizio Chandler Jarrell non si trova a suo agio in questo nuovo ambito geografico per vari motivi, ma, poi, raggiunta la destinazione del loro viaggio, egli riesce a superare le prove di abilità cui egli è sottoposto ed ottiene, così, il possesso del pugnale sacro.

Intanto Kee Nang scopre di essersi innamorata – ricambiata – di Chandler Jarrell.

Nel viaggio di ritorno in California i due riescono a superare i controlli doganali e riescono a mantenere il possesso del pugnale sacro nonostante Sardo Numpsa tenti, furtivamente, di impossessarsene una volta che Chandler Jarrell e Kee Nang sono di nuovo sul suolo americano.

Così Sardo Numpsa passa al contrattacco e, durante un’imboscata notturna nella quale egli ed i suoi compari assalgono la nuova residenza di Chandler Jarrell e Kee Nang, quest’ultima si sacrifica per Chandler Jarrell e trova la morte per aver fatto scudo a costui rispetto ad un dardo lanciato dalla balestra di uno dei complici del demone suddetto.

A questo punto Chandler Jarrell si reca nel nuovo nascondiglio di Sardo Numpsa che, in un estremo tentativo di far prevalere il Male, si trasforma in mostro, ma, nello scontro finale, quest’ultimo è  inesorabilmente sconfitto ed ucciso da Chandler Jarrell mediante il sacro pugnale.

Infine, il nostro eroe libera il bambino d’oro e, quindi, quest’ultimo, usando i suoi poteri, fa risorgere Kee Nang per il lieto fine della storia.

Il film si chiude con Chandler Jarrell che, camminando, abbraccia Kee Nang e che regala un cappello da baseball al bambino d’oro, che – in attesa di tornare in Tibet – starà per un certo tempo in California con i due innamorati.

Nonostante la sua scarsa qualità, questo film ebbe uno strepitoso successo negli Stati Uniti.

Originariamente la produzione pensò a John Carpenter per la regia del film (questi rinunciò per girare Grosso guaio a Chinatown) ed a Mel Gibson per la parte di Chandler Jarrell, ma, per la mancata disponibilità di quest’ultimo, si ripiegò su Eddie Murphy, per lo più rendendo il film una commedia fantastica.

Mezzogiorno e mezzo di fuoco

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Mezzogiorno e mezzo di fuoco (Blazing saddles) è il terzo lungometraggio diretto da Mel Brooks, prodotto dalla Warner Bros., co-sceneggiato, tra gli altri, dallo stesso Mel Brooks e da Richard Pryor.

Nel film, uscito nel 1974, recitano come protagonisti Cleavon Little e Gene Wilder.

È una parodia del filone western che propone anche una satira sul razzismo. Il titolo italiano, che non ha nulla a che vedere con l’originale Blazing saddles (Selle fiammeggianti), si ispira palesemente al celebre film western Mezzogiorno di fuoco di Fred Zinnemann.

La vicenda si svolge in Colorado nell’anno 1874. Durante la costruzione di una nuova linea ferroviaria, i cantieri incontrano una zona di sabbie mobili, e per questo il tracciato dovrà essere variato e passare vicino alla città di Rock Ridge. Approfittando dell’inettitudine del governatore William de Petomane (Mel Brooks), il giudice Hedley Lamarr (Harvey Korman) spadroneggia in una regione pionieristica ove non perde l’occasione di modificare il tracciato della ferrovia in costruzione per ragioni di speculazione terriera.

Volendo indignare gli abitanti di Rock Ridges ed indurli ad abbandonare il villaggio, che piange la morte violenta del proprio sceriffo, Lamarr vi fa pervenire come nuovo tutore dell’ordine pubblico il negro Bart che, giunto pieno di entusiasmo, si trova contro tutta la popolazione.

A discapito del colore della sua pelle, che gli causa immediata ed immeritata ostilità, il prode Bart (Cleavon Little) riuscirà a conquistarsi la fiducia e l’ammirazione dei concittadini grazie all’aiuto di Jim detto Waco Kid (Gene Wilder), un ex pistolero dal cuore tenero e dal grilletto facile, e saprà riportare la legge nel paesino.

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Qui lo sceriffo che si batte da solo contro una città è un nero dall’apparenza inoffensiva, che, però, dà prova di ingegno di coraggio contro chi le tenta tutte contro di lui: i banditi, prima, gli mandano contro Mongo, un ferocissimo energumeno, poi, una vamp da saloon (e, infine, un intero esercito di mercenari); ma tutto ciò è invano perché lo sceriffo nero vincerà su tutta la linea.

Non disarmando, infatti, l’allegro Bart ridicolizza e tira dalla sua il feroce Mongo e fa cadere ai suoi piedi Lili von Schtupp (Madeline Kahn) dopo averne resistito alle lusinghe mercenarie di costei: se Mongo era destinato ad abbattere Bart, Lili, ballerina ispirata allo stile dell’attrice Marlene Dietrich, era incaricata di corromperlo.

Costretto a gettare la maschera ed a scendere in campo aperto, Hedley Lamarr ingaggia – per mezzo di Mr. Taggart (Slim Pickens) – una intera armata di desperados, residuati provenienti da tutte i conflitti possibili ed immaginabili, partendo dalla Guerra di Secessione e giungendo alla II Guerra Mondiale, e li spedisce contro Bart e Jim, che, ormai, possono contare sulla fiducia degli abitanti di Rock Ridges.

Con l’aiuto di Waco Kid, Bart convince i cittadini di Rock Ridges ad organizzare la difesa contro la banda dei peggiori criminali selezionati da Lamarr e, così, coadiuvati dagli abitanti della città, i nostri eroi, in una notte, costruiscono un villaggio finto e qui vi intrappolano i nemici.

La storia finisce con un rocambolesco inseguimento al di là dello spazio e del tempo, fino ad arrivare nel mezzo di un balletto di tip tap ed in un cinema dove è proiettato ricorsivamente proprio Mezzogiorno e mezzo di fuoco: la battaglia sconfina dal West agli studi cinematografici della Warner Bros., ove, tra l’altro, pure Bart e Waco Kid si recano per vedere sullo schermo la fine del loro film.

La pellicola è quindi un parodia del western classico come Un dollaro d’onore e Mezzogiorno di fuoco ad opera dello scatenato Mel Brooks che, per far ridere gli spettatori, non si fa mancare né i momenti nonsense (le mucche ovunque), né le volgarità (il concerto di peti e rutti, il barista dal nome Anal Johnson), ma soprattutto utilizza la tecnica degli anacronismi in contrasto alla fedeltà agli stereotipi western. Si passa, infatti, dai neri che cantano I get a kick out of you, all’apparizione dell’orchestra di Count Basie, dalla borsa di Gucci sfoggiata da Bart a Waco Kid che esclama “Devo aver ucciso più uomini di Cecil B. DeMille!”, dalla rielaborazione della più celebre battuta di Mae West, ad opera della pseudo-Marlene Lili von Shtupp, all’attraversamento di un casello autostradale. Tutto questo è tutto uno strizzare l’occhio alla cultura pop e a tempi più moderni di quelli in cui è ambientata la trama del film e, così, infine, la poesia di Waco e Bart a cavallo verso l’ignoto svanisce in un lampo, quando, nel finale, i due scendono dai rispettivi destrieri per montare su un volgare macchinone.

Dopo aver visionato il film, i dirigenti della Warner Bros. espressero scontento e preoccupazione per l’uso della parola negro, e chiedero a Mel Brooks di togliere sia la scena delle flatulenze nel bivacco sia la scena dove l’ebete forzuto Mongo stende un cavallo con un cazzotto. Tuttavia, dato che una clausola del suo contratto gli conferiva il controllo sulla versione definitiva del film, Mel Brooks rifiutò tali richieste della casa produttrice.

Anche se oggi il film è ormai considerato una pietra miliare del genere, quando uscì al cinema, le reazioni della critica furono spesso negative: da più parti si biasimò l’eccessiva volgarità del film, sottoponendo l’attenzione alla celebre scena delle flatulenze dei cowboy che mangiano fagioli al bivacco, oppure si tese a rimarcare come il film fosse una raccolta di battute e gag messe insieme senza particolare armonia.

Il pubblico, invece, decretò un ampio successo all’opera, sia negli Stati Uniti che in Europa (in Italia il film arrivò in ritardo e solo dopo il successo riscosso da Frankenstein Junior): infatti, la pellicola incassò quasi 120 milioni di dollari al botteghino e diventò il decimo film a sfondare la barriera dei 100 milioni di dollari.

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